Quattordici lunghe puntate all’insegna di intrighi, misteri, morti, sangue, omicidi, bugie. Quattordici puntate nel corso delle quali è stato difficile individuare i confini tra il bene e il male, l’illecito e il lecito. Una lunga stagione dominata da passioni nascoste, rancori, odi. Il tutto in atmosfere torbide, mai trasparenti.
Si è conclusa una stagione televisiva molto difficile e complessa, caratterizzata da una serie di novità: la parabola discendente dei talk show, il forte ridimensionamento degli ascolti dei programmi in prima serata, l’incremento della linea trash in alcuni dei contenitori tv e l’imperversare della cronaca nera. La qualità della programmazione ha segnato il passo a causa dell’eterna rincorsa agli ascolti che ha condizionato i contenuti.
Difficile, in un universo così compromesso, cercare le proposte migliori, i programmi eticamente corretti, gli appuntamenti rispettosi dei telespettatori e, soprattutto, dei minori. Difficile riuscire a intravedere, nei prodotti seriali e di fiction proposti, un messaggio positivo, un esempio edificante per le giovani generazioni. Il trend che caratterizza il racconto televisivo evidenzia, ancora una volta, i soliti stereotipi strappa- audience su quella antiquata e abusata rima che unisce amore e cuore tipica delle telenovelas.
La competizione tra i due maggiori poli televisivi, alla conquista dell’ultimo telespettatore, è stata dura, combattuta sullo stesso terreno e basata su un assioma discutibile: se un prodotto ha ottenuto un discreto successo su una rete, una produzione analoga assicura il medesimo risultato su una rete concorrente. I palinsesti sono stati così riempiti fino all’inverosimile di soap opera: dopo Il Segreto (un vero Re Mida per Canale 5) c’è stato un proliferare di serie analoghe: da Legami, su Rai1 (testata persino in prima serata con risultati disastrosi) a Velvet, sempre su Rai1, da Senza identità, andata in onda su Canale 5 lo scorso autunno, a Il sospetto, trasmesso sempre dalla rete leader di Cologno Monzese.
E’ sempre imbarazzante parlare di due grandi personaggi dello spettacolo quando sono al timone di un programma che non convince. E’ anche imbarazzante, ma necessario, dir loro che sono coinvolti in un progetto non all’altezza delle rispettive professionalità, scialbo, senza appeal, meno interessante della rubrica omonima ospitata da molte pubblicazioni rosa.E’ questa la prima netta sensazione che scaturisce dalla puntata d’esordio de La posta del cuore andata in onda lunedì 15 giugno alle 16,40 su Rai1.
Un libro autobiografico che racconta la sua vita professionale e personale, una serie di CD che raccoglie i 15 format televisivi da lui ideati nel corso degli anni, una mostra per ora top secret, e ancora nuovi tour con l’Orchestra italiana. Sono solo alcuni dei progetti di Renzo Arbore per celebrare, il prossimo ottobre, i 50 anni dal suo ingresso in Rai. “Soprattutto mi sto dedicando al mio canale web Renzo Arbore Channel. tv che desidero diventi un punto di riferimento per nuovi progetti professionali” svela il notissimo show man.
L’idea è sicuramente originale: mandare un personaggio noto, ma non televisivamente inflazionato, alla ricerca di oggetti rari e introvabili nei mercatini italiani, a casa dei collezionisti, nelle cantine o nelle soffitte nelle quali i nostri connazionali conservano di tutto. Se il personaggio è Massimiliano Pani, davvero nuovo a simili esperienze, più vicine ad un canale tematico che alla rete leader di viale Mazzini, la curiosità è ancora maggiore.
Un mix tra poliziesco, mistery e soap opera. Il classico coacervo di ingredienti finalizzato a catturare l’interesse del pubblico attraverso una suspense spinta all’ennesima potenza. Il sospetto, la nuova serie che ha esordito ieri sera, su Canale 5, ha presentato, fin dalle prime immagini, atmosfere cupe, intrise di segreti, sottolineate da musiche che amplificavano la tensione. Una tensione sempre presente, la vera protagonista di un racconto che parte dalla sparizione di una bambina nel giorno della sua Prima Comunione.
Si chiama In concerto con Enzo, il programma che Sky Arte trasmette domani sera, 3 giugno in prima serata. Protagonista Paolo Jannacci, il figlio del grande cantautore Enzo Jannacci che propone una serata di musica, jazz e canzoni d’autore. Si tratta di brani del genitore che reinterpreta con l’ausilio di Stefano Bagnoli (Batteria e percussioni) Marco Ricci (Contrabbasso e basso elettrico) Daniele Moretto (Tromba / Flicorno e cori) Sergio Farina (Chitarra). Abbiamo incontrato Paolo Jannacci che ci spiega la genesi di In concerto con Enzo.
Sono state le parodie la forza dell’attuale edizione di Quelli che il calcio che si è conclusa domenica 31 maggio. Alla conduzione garbata di Nicola Savino, riconfermato per il prossimo anno, e alla volontà di declinare una domenica pomeriggio senza politica e cronaca nera, si sono aggiunte le imitazioni che hanno fatto la differenza. E hanno apportato al programma una vitalità frutto di idee in grado di rinnovare la formula di settimana in settimana.
Troppi personaggi accettano di apparire in tv e di essere intervistati solo se hanno propri lavori da “promozionare”: CD, fiction, film, concerti, libri, spettacoli teatrali. Solo per tali eventi invadono i palinsesti e sono onnipresenti, rischiando anche di stancare il pubblico. Altrimenti si trincerano dietro un “non ho nulla da dire” se si prova a chiedere loro un’intervista o una partecipazione tv.
Ecco le norme che regolano la Deontologia del giornalista. Le trovate qui.
I giornalisti più famosi della tv? Eccoli.