Provate a chiedere ad un attore di fiction quali sono i suoi programmi preferiti in tv. Risponderà, con sussiego, che non segue il piccolo schermo, tanto meno fiction e intrattenimento. Saltuariamente, volge le sue attenzioni ai grandi film, alle serie statunitensi, ai notiziari e ai documentari scientifici delle tv tematiche. Ma se chiedete quali sono i suoi progetti professionali futuri, vi accorgerete che la sua agenda è piena di impegni televisivi che partono dalla fiction, naturalmente.
Renzo Arbore è certo che esiste la concreta possibilità di un piccolo schermo più rispettoso. E lo rivela qui.
Leggete questo tema sulla tv svolto da uno studente.
Realizzare la trasposizione televisiva di una nota favola è oramai una moda per Rai1. Dopo Pinocchio, Cenerentola, Le mille e una notte, è la volta di La Bella e la Bestia.In onda negli ultimi giorni dell’anno è un cadeau fatto al più vasto pubblico di Rai1 con la finalità di interessare anche il pubblico infantile. Un obiettivo, però, che non è stato centrato in pieno.
Il rituale si ripete. Alla fine di ogni anno, il telespettatore inizia a sperare che la tv possa cambiare in meglio. Disgustato dalla deprimente realtà dei 365 giorni appena trascorsi, si augura che, nell’anno che verrà, i programmi possano crescere nei contenuti e nella creatività magari con idee originali e senza volgarità.
Auspica che vengano realizzati finalmente programmi sobri all’insegna del buon gusto, privi della martellante cronaca nera, del gossip e del trash.
Si illude che possano sparire i tele-becchini, le conduttrici pronte a solleticare il voyeurismo con morbose curiosità e gli inviati disposti a tutto per conquistare la notizia sensazionale da spacciare come lo scoop della serata.
A fine anno il telespettatore vuole credere in un futuro televisivo migliore nel quale ci possa essere, anche per i giovani, la possibilità di crescere e far conoscere le proprie capacità. Insomma, un piccolo schermo che sostenga anche il ricambio generazionale. Un piccolo schermo dal quale vengano allontanati, e spediti in pensione, i soliti volti noti che, per decenni, hanno imperversato su tutti i canali guadagnando cachet da capogiro e accumulando consistenti patrimoni.
Il telespettatore vuole credere in una tv che privilegi idee nuove con sperimentazioni originali e promuova l’affermazione di nuovi artisti nei settori più vari. Una tv nella quale, finalmente, la meritocrazia premi chi davvero ha talento.
Lo schema è il consueto. collaudato lo scorso anno. Ma nella seconda edizione di Boss in incognito, all’esordio lunedì 22 dicembre su Rai2, si è puntato maggiormente sulle storie umane e sulle difficoltà della gente comune che deve fare i conti con la crisi.
C’erano tutti gli ingredienti di una nazional- popolarità finalizzata a valorizzare le eccellenze made in Italy. A cominciare dalla singolare coppia di padroni di casa: Antonella Clerici e Bruno Vespa. In una lunghissima serata dedicata all’Expò prossima ventura, intrisa di atmosfere natalizie, la Clerici e Vespa, in apparente buona armonia, hanno cominciato ad avvicinare i telespettatori al grande evento. E’ accaduto su Rai1, venerdì 19 dicembre.
Un neo- buonismo insidioso e innaturale invade le cucine di MasterChef. Se ne è avuto sentore già nella prima puntata, andata in onda giovedì su Sky Uno. La luciferina triade dei giudici Cracco- Barbieri- Bastianich, ha mostrato una maggiore “apertura” nei confronti dei concorrenti che hanno affollato i fornelli per conquistare l’agognato grembiule di MasterChef e entrare come aspiranti cuochi nel programma.
Anche nel secondo appuntamento con la rilettura e il commento de I Dieci Comandamenti, Roberto Benigni conferma il trend divulgativo con qualche novità rispetto alla precedente serata. Infatti, si è notato un ritorno alla satira nell’esegesi di alcuni dei comandamenti che ha preso di mira soprattutto la Chiesa. Abbiamo visto e ascoltato, ancora, un Benigni molto convincente e convinto delle proprie osservazioni ma non ha risparmiato critiche alle istituzioni ecclesiastiche facendo intravedere un “commentatore” per certi aspetti più laico rispetto alla prima puntata,
Circa due ore a parlare di Dio e dei Dieci Comandamenti senza interruzione.Circa due ore a spiegare con paragoni e continui richiami all’attualità, quanto siano moderni I Dieci Comandamenti. Circa due ore per accorgerci che Roberto Benigni è molto cambiato dal lontano 1980 quando sul palcoscenico del Festival di Sanremo pronunciò l’epiteto “Wojtylaccio” che suscitò non poche polemiche e gli costò un’incriminazione (seguita da assoluzione) per offesa alla religione di Stato.