Renzo Arbore è uno dei più accaniti sostenitori di un ritorno alla sobrietà e all’eleganza nei palinsesti televisvi. E dice basta alla volgarità sul piccolo schermo. Come potete leggere qui.
Luciana Littizzetto basa la sua comicità su un linguaggio troppo spesso non idoneo alla prima serata nella quale interviene come “opinionista” all’interno di Che tempo che fa. Il Moige (Movimento Italiano genitori) si è così espresso.
Oggi i comici che partecipano ad uno show televisivo scrivono personalmente i propri interventi. Un tempo non funzionava così. L’ospite di un programma di intrattenimento riceveva, da parte degli autori del programma, il contenuto del monologo previsto per lui: qualche paginetta che doveva essere “imparata” a memoria. Non ha fatto eccezione, negli anni 70- 80 neppure Paolo Villaggio. Il comico, però, non amava imparare i testi che gli erano stati preparati e tentava sempre di riproporre le vecchie gag del suo repertorio destando spesso l’irritazione degli autori.
Accade sempre nella fiction made in Italy: “il vissero felici e contenti”, il gran finale che conclude positivamente una storia lasciando immaginare un futuro sereno, non esiste. Quando sembra che una coppia ha finalmente raggiunto stabilità sentimentale ed economica, dopo aver superato ostacoli di ogni tipo, subito all’orizzonte spuntano altri problemi. E’ quanto accade in “Questo nostro amore 70“, serie di cui, martedì 28 ottobre, è andata in onda la prima puntata su Rai1. Risultato d’audience: 5.494.000 telespettatori, share del 22.2%.
Ha lasciato marcire in soffitta la parodia di Maurizio Gasparri, ha accantonato l’imitazione di Alberto Angela, ha voltato le spalle alla satira per dedicarsi alla recitazione. Neri Marcorè, protagonista dal 28 ottobre della serie Questo nostro amore 70 assieme ad Anna Valle, conferma che nel suo futuro professionale lo show comico non ci sarà più. Ce ne spiega le motivazioni annunciando anche i progetti di cui sarà protagonista sul grande schermo e a teatro.
Gigi Proietti gigioneggia, come è nel suo stile. Viene in mente Il maresciallo Rocca nel cui ruolo era certamente più credibile. Invece nella serie Una pallottola nel cuore l’attore interpreta il giornalista Romolo Palmieri alle soglie della pensione che, novello Perry Mason o Hercule Poirot comincia a investigare su “cold case”casi irrisolti ispirati a fatti reali con qualche ammiccamento all’omonima serie d’oltre oceano. Senza però averne lo spessore. La puntata andata in onda, lunedì 27 ottobre su Rai1, aveva come titolo “La maga di piazza Navona“.
Ha una data l’esordio di Linea bianca: sarà in onda su Rai1 da sabato 27 dicembre. Al timone ci sarà Massimiliano Ossini. Consulente per tutto quello che riguarda la montagna sarà Lino Zani che è stato la guida alpina sull’Adamello di Giovanni Paolo II. Linea bianca andrà in onda, ininterrottamente, fino alla conclusione della prossima stagione televisiva, tra la fine di marzo e gli inizi di aprile 2015.
Sembrano trascorsi anni luce da quando Leopoldo Mastelloni, per aver bestemmiato in diretta, venne allontanato dalla tv per dieci anni. Era il 1984 e all’artista sfuggì una parolaccia nel corso del programma Blitz condotto da Gianni Minà.
Oggi la volgarità impera sovrana sul piccolo schermo. La parolaccia è stata definitivamente sdoganata ed ora pretende anche di rivestirsi di un’aura radical chic nei salotti trash dell’intrattenimento. Nessuno è immune dal virus della parolaccia e il fenomeno dilaga da un capo all’altro dell’etere. Ha contagiato progressivamente Avanti un altro, Made in Sud, Zelig, gli interventi di Maurizio Crozza, passando per il programma radiofonico cult Un giorno da pecora, travolgendo Le Iene per arrivare fino a Striscia la notizia.
Termini, una volta considerati sconci, sono oramai una consuetudine, un intercalare, una sorta di vezzo volgare che persino signore ritenute ben educate non esitano a inserire nel loro linguaggio quando sono sotto i riflettori della tv.
Siamo dinanzi ad un progressivo imbarbarimento della lingua italiana e della creatività autorale che investe anche il settore della comicità. La conseguenza è una decrescente capacità, da parte degli scrittori satirici, di leggere i cambiamenti della società e della politica in chiave incisiva, efficace, dissacrante, ma contenuta nell’ambito di una valenza ironica, elegante e che invita alla riflessione.
La miniserie in onda su Rai1 racconta una delle maggiori opere realizzate in Italia tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta: la costruzione dell’Autostrada del Sole che congiunge Milano a Napoli. La strada diritta è il simbolo di un’Italia che guardava al futuro con ottimismo e sicurezza: in quest’ottica rappresenta il contraltare del pessimismo sovrano che incombe oggi sul nostro paese.
I telespettatori lo vedranno questa sera su Rai1, nella miniserie La strada diritta che racconta la realizzazione dell’autostrada del Sole. Ma Giorgio Marchesi sarà anche nella terza serie di “Una grande famiglia” di cui in questi giorni sono in corso le riprese. Il suo ruolo è Raoul Rengoni. Abbiamo incontrato l’attore che spiega i risvolti dei due personaggi interpretati in ambedue le produzioni.
Sembra incredibile: ma l’unico filo conduttore che unisce tutte, o quasi, le esibizioni comiche di Zelig 2014 è la grossolanità delle battute, la volgarità dei testi, i doppi sensi a sfondo sessuale, i riferimenti alle funzioni corporali. Una mancanza singolare di idee che porta gli autori a “rifugiarsi” in performance ritenute, a torto, sempre foriere di risate. I risultati, invece, sono addirittura imbarazzanti sia per il programma, che pure ha una tradizione avendo lanciato decine di comici,sia per Canale 5 che ha investito nello show di cui si doveva festeggiare il diciottesimo compleanno.