E’ come se ad una vecchia scatola che contiene sempre i medesimi oggetti, fosse stato cambiato il nastro della confezione. Con la pretesa di aver realizzato una innovazione senza precedenti. In quest’ottica va considerata la nuova gestione del programma Kilimangiaro- Ci divertiamo un mondo all’esordio nel pomeriggio di domenica 12 ottobre su Rai3. Il nuovo nastro che ne racchiude la confezione è la neo conduttrice Camila Raznovich, una vera e propria mitragliatrice di parole la cui presenza è finalizzata a svecchiare il target dei telespettatori di Rai3.
Una comicità senz’anima, banale, a doppi sensi espliciti. Un linguaggio obsoleto, che ricorre alla risata grossolana, troppo spesso anche volgare. Un dejà vu che non avremmo mai più voluto vedere.Questa è stata l’impressione sulla prima puntata di Zelig, andata in onda giovedì 9 ottobre in prima serata su Canale 5. A salvare il cabaret targato Mediaset, nella serata d’esordio, è stata Michelle Hunziker, padrona di casa insieme a Rocco Papaleo.
Solo il 13,10% di share ha salutato la nuova Domenica in condotta da Paola Perego e Pino Insegno. Un risultato annunciato. Incomprensibile davvero la scelta dei contenuti del programma festivo di Rai1. Un ibrido sempre in bilico tra l’archeologia televisiva e un’atmosfera solo apparentemente moderna. Sembra che gli autori abbiano svaligiato le polverose soffitte di viale Mazzini alla ricerca di materiali vecchi ai quali è stata fatta una operazione, mal riuscita, di lifting.Risultato: un programma incartapecorito che mostra i propri limiti da qualsiasi parte lo si guardi.
Alla luce dei risultati dell’Auditel di sabato 4 settembre sembra finita l’epoca del predomio di Canale 5 su Rai1 nel week end. Dati alla mano: la prima puntata di Ballando con le stelle, andata in onda sulla rete leader di viale Mazzini, ha conquistato il 24,13% di share. Tu si que vales, in concorrenza su Canale 5 ha portato alla rete il 20,01%. Quattro punti di share che staccano lo show ballerino dalle performance dei soliti “dilettanti allo sbaraglio” valutati dalla triade Scotti. De Filippi- Zerbi a cui si è aggiunto Francesco Totti.
La litigiosità e le discussioni sopra le righe rappresentano una consuetudine anche in altri salotti televisivi. La dialettica gridata è considerata foriera di ascolti. Prima che la telecamera si accenda, i partecipanti al talk, di solito si intrattengono amichevolmente scambiandosi opinioni. Ma appena si va in onda i toni pacati lasciano il posto all’aggressione gratuta. Tutto per mettersi in evidenza: creare la zuffa implica ricevere un ulteriore invito dai conduttori assetati di ascolti
In campagna elettorale i partecipanti ai talk show politici devono obbedire a regole specifiche per farsi notare dai telespettatori. Eccole.
Ed ecco il decalogo per una tv migliore. Ma attenzione…non tutto è come sembra.
Una buona dose di “Quinta colonna” e un’altra di “Verissimo”. Il tutto diluito con le solite interviste “d’Urso-style” infarcite di “solo cose belle”. Ma di bello c’era ben poco. Perchè la sensazione globale su Domenica live, all’indomani della prima puntata del 28 settembre, è che il livello sia ulteriormente scaduto rispetto al passato.
E’ andata in onda la prima puntata di L’Arena, il talk show politico condotto da Massimo Giletti nel pomeriggio domenicale. Tutto sembrava identico al passato, formula vincente non si cambia. Ma il timore che la recente deriva dei talk show potesse travolgere anche L’Arena, deve aver fatto presa sul conduttore che si è affrettato ad ammiccare al gossip fresco di giornata: le nozze di George Clooney.
Lo schema è sempre lo stesso, ma questa volta si son voluti innestare nelle storie raccontate altri ingredienti con l’obiettivo di sterzare ulteriormente sull’attualità e sulle tematiche giovanili.Si è notato questo ed altro ancora nella puntata d’esordio della terza serie di Che Dio ci aiuti.
Si sono moltiplicati all’infinito dividendosi briciole d’audience. Si scontrano in lunghi, estenuanti duelli televisivi, in studi trasformati in campi di battaglia. Tutto per qualche frammento di share.Sono i talk show politici che non riescono più a sopravvivere a sè stessi. Come i capponi di Renzo, nei Promessi Sposi, si beccano senza pensare alla fine imminente: cercano lo scoop, l’escamotage giusto per avere la meglio sui “concorrenti”.
Il crollo di Servizio pubblico, e prima ancora di Ballarò, sono i casi più recenti di un trend che dura da almeno un anno ma dinanzi al quale si e’ preferito chiudere gli occhi piuttosto che prendere coscienza della realta’ e correre ai ripari.
Risultato: la rincorsa all’audience da parte dei talk show si è trasformata in una guerra tra nuovi poveri. Tre lunghe ore di chiacchiere, discussioni, confronti, per conquistare, nel migliore dei casi, uno striminzito 4 o 5% di share, al massimo con qualche decimale in più. Accade, proprio questo, il lunedì sera, tra Quinta colonna su Retequattro e Piazzapulita su La7.
Il confronto si consuma tra il populismo retorico, con sottofondo “borgatar-popolare” di Paolo Del Debbio e la scuola santoriana di Corrado Formigli che insegue gli schemi del maestro ma non e’ mai riuscito a trovare la strada maestra per ottenere maggiori consensi.
Sta assumendo i connotati di una guerra tra “nuovi poveri decaduti” anche il confronto tra Ballarò (con la conduzione di Massimo Giannini) e diMartedì (del transfuga Giovanni Floris). Floris ha voluto abbandonare il proprio “castello” per costruirne un altro in una zona pericolante e colma di insidie che non riesce a bonificare.
Terreno di scontri anche il giovedì. Su La7 è ritornato Michele Santoro con Servizio pubblico, su Rai2 c’ è in agguato il Virus di Nicola Porro che, nonostante il sottotitolo “il contagio delle idee”, si è rivelato davvero poco contagioso. Porro si è spostato su Rai2, dal venerdì al giovedì che era la classica collocazione del talk show della seconda rete, fin dai tempi di Santoro.