Ci siamo oramai abituati a Gigi Marzullo e ai suoi programmi notturni. Ma chi è davvero Marzullo?
E’ un uomo che veniva dal Mattino (di Napoli), nonostante comparisse solo a notte fonda. Lui, caposaldo del clan televisivo degli avellinesi, si è materializzato per la prima volta su Raiuno a mezzanotte e dintorni, come le streghe originarie del territorio di provenienza. Colpa delle gemelle Kessler che, all’epoca della sua giovinezza gli fecero credere che “la notte è piccola, troppo piccolina”. Ha messo a frutto la sua laurea in Medicina e Chirurgia operando sul cervello dei suoi ospiti notturni e anestetizzandoli con la frase al cloroformio Si faccia una domanda e si dia una risposta. Divenne l’uomo che rispondeva a se stesso facendosi una domanda ma restando poi, muto.
L’importanza della tv nell’ambito familiare è riconosciuta dalla Chiesa. Questo documento del 1994, è il messaggio di Papa Giovanni Paolo II nel quale si annuncia che il tema della 28esima giornata mondiale delle comunicazioni sociali sarebbe stato proprio “televisione e famiglia”
La tv genera mostri. Qui trovate un piccolo esempio di questo sia vera questa asserzione
Serie tv: i sequel sono infiniti. Qualche altra informazione.
Pupi Avati torna in tv. Da domenica 29 dicembre va in onda su Rai1 la serie in sei puntate dal titolo Un matrimoinio. E’ il racconto di un matrimonio durato 50 anni attraverso il quale si ripercorre un lungo excursus della storia del nostro paese. Nel cast Micaela Ramazzotti, Flavio Parenti, Christian De Sica, Katia Ricciarelli, Antonella Ferrari, Roberto Ciufoli, Ettore Bassi, Corrado Tedeschi. Avati aveva già firmato per Rai1 il tv movie Il bambino cattivo che, invece, narrava il lento e inesorabile disfacimento di una famiglia e l’affidamento del minore ad altri genitori. Il regista spiega adesso i motivi per i quali ha realizzato Un matrimonio e svela le sue opinioni sulla famiglia, oggi.
Auditel abbastanza severo per il film tv Il Natale della mamma imperfetta. Andato in onda il 27 dicembre su Rai2, in prima serata, ha collezionato 1080.000 spettatori con il 4.24% di share. Ci si attendeva un riscontro maggiore di pubblico da un prodotto che rispettava ritmi cinematografici pur essendo ispirato ad una web serie traslocata poi sul piccolo schermo.
Un piccolo schermo attento alle esigenze dei telespettatori, rispettoso dei principi etici, in grado di informare, intrattenere, divulgare, in maniera intelligente, a volte anche ironica, ma mai volgare. Una tv intesa come il focolare domestico di arboriana memoria,dinanzi al quale si può riunire la famiglia con la certezza di ritrovarsi in un salotto di discussione formativa, critica, intellettualmente utile. Perchè la tv dovrebbe essere uno strumento creativo che stimola scambi di opinione dialetticamente costruttivi. E’ questa la tv che vorrei.
Invece ci si trova di fronte a palinsesti sempre più discutibili e a programmi che, complici i conduttori,portano sotto i riflettori storie e argomenti finalizzati a suscitare quel voyeurismo in grado di bloccare il telecomando.
Un esempio significativo viene dai salotti di Barbara D’Urso, Pomeriggio 5 e Domenica live, attraverso i quali si esercita sui malcapitati telespettatori, che per caso, incappano nei due programmi, una violenza psicologica, una sorta di ipnosi collettiva, che li paralizza su Canale 5. In questa fase lo sciacallaggio in atto non è ancora evidente.
Alla comprensibile curiosità iniziale, col trascorrere del tempo e l’incalzare dei casi presentati, subentra una forte attrazione per seguire le vicende raccontate. Solo il telespettatore più smaliziato intuisce l’obiettivo della padrona di casa convinta che nell’animo di ognuno si nascondano curiosità morbose e sentimenti pruriginosi che lei, in esclusiva, è in grado di soddisfare. Così mette in atto un lento e mortale avvelenamento con argomenti ” stupefacenti” quali baby squillo, calendari hot, cronaca nera, amori discutibili, gossip, starlette che usano Instagram per fotografarsi nude. E’ la filosofia dell’eccesso, dei nuovissimi mostrri televisivi sbattuti sotto gli occhi di tutti. E’ la corsa all’ascolto, al facile populismo. E’ l’ apparerenza che si sostituisce all’essenza televisiva. E’ la tv che non vorrei.
Giovedì 26 dicembre, è andato in onda Petrolio, programma di approfondimento condotto da Duilio Gianmaria. Trasmesso in seconda serata su Rai1, rappresenta una delle poche novità, nel settore dell’informazione dell’anno che sta per concludersi.
Con il viaggio tra le strade e le bellezze di Torino si è conclusa l’esperienza “artistica” e turistica di Geppy Cucciari. Ieri sera, su Rai1, è andata in onda l’ultima puntata di Dopo tutto non è brutto, con la singolare coppia Geppy Cucciari e Francesco Bonami.
Nulla di quanto è stato riferito nello Speciale Voyager Natale a Gerusalemme, andato in onda il 23 dicembre su Rai2, è apparso così inedito e nuovo, come invece, voleva far credere il conduttore, Roberto Giacobbo. Come tradizione natalizia consolidata da anni, Giacobbo è tornato anche quest’anno con una puntata particolare del suo programma Voyager.
Salviamo innanzitutto i buoni sentimenti e il fine che deve essere stato sicuramente nobile: aiutare il ricongiungimento tra persone separate dal destino da molti anni. Ma discutibile è il modo attraverso il quale “Così vicini, così lontani” ha cercato di catturare l’interesse del pubblico di Rai1.
Un programma che ha rivelato subito i propri limiti sia per l’inadeguatezza dei conduttori, sia per la banalità dei contenuti. Zelig1, che ha esordito il 18 dicembre su Italia 1, in prima serata, non ha mantenuto le aspettative della vigilia.